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Dharma
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mwbaDharma (mwbqin sanscrito धर्म, dharma; mwbgAFI: [dʰərmə]) è un termine che presso le mwcareligioni dell'mwcqAsia meridionale riveste numerosi significati e anche azioni. Può essere tradotto come "dovere", "legge", "legge cosmica", "legge naturale", oppure "il modo in cui le cose sono" o come equivalente del termine occidentale "mwcgreligione"cite-ref-1[1]cite-ref-2[2].
La parola Dharma è usata nella maggior parte delle mwfafilosofie religiose o mwfqreligioni di origine mwfgindiana: mwfwInduismo (mwgamwgqSanātana Dharma), mwggBuddismo (mwgwmwhaBuddha Dharma), mwhqGiainismo (mwhgJain Dharma) e mwhwSikhismo (mwiaSikh Dharma). Nell'induismo, è anche un appellativo del dio mwiqYama.
Contents
• Note
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Significati e origini della parola Dharma e Ṛta nella cultura vedica
Il termine mwjwDharma deriva dalla radice mwkasanscrita mwkqdhṛ traducibile in italiano come "fornire una base", ovvero come "fondamento della realtà", "verità", "obbligo morale", "giusto", "come le cose sono" oppure "come le cose dovrebbero essere".
(sanscrito)
«Ṛtasya gopāv adhi tiṣṭhatho rathaṃ satyadharmāṇā parame vyomani
yam atra mitrāvaruṇāvatho yuvaṃ tasmai vṛṣṭir madhumat pinvate divaḥ»
(italiano)
«O guardiani dell'ordine cosmico (
Ṛta
), o Dei le cui leggi (
Dharma
) sono sempre realizzate, voi salite sul vasto carro del cielo più alto; a chi, Mitra e Varuṇa, mostrate il vostro favore, la pioggia del cielo dona abbondanza di miele»
(Ṛgveda, V 63,1 a-c)
(sanscrito)
«dharmāṇa mitrāvaruṇā vipaścitā vratā rakṣethe asurasya māyayā
Ṛtena viśvam bhuvanaṃ vi rājathaḥ sūryam ā dhattho divi citryaṃ ratham»
(italiano)
«Voi Mitra e Varuṇa, o Dei sapienti, grazie alla forza misteriosa degli
asura
custodite secondo la vostra Legge le norme cerimoniali (
vrata
) che sostengono l'intero mondo (
Dharma
) secondo l'ordine cosmico (
Ṛta
), voi avete collocato il sole nel cielo, questo carro brillante»
(Ṛgveda, V 63,7 a-c)
Questi brani indicano come a partire dalla stessa cultura mwoavedica, l'ordine cosmico (mwoqṚta) e ciò che 'sostiene' l'intero mondo (mwogDharma), ovvero ciò che si oppone al mwowcaos, è considerato protetto dall'azione degli dèi (mwpadeva) e dai riti cerimoniali degli uomini a favore degli stessi.
La sostanziale differenza tra mwpgmwpwṚta e mwqaDharma risiede nel fatto che
«mentre
ṛta
è una legge impersonale,
dharman
caratterizza quelle azioni personali che generano o mantengono l'ordine cosmico»
(William K. Mahony. Op. cit.)
Il Dharma nel Brahmanesimo e nell'Induismo
Con la composizione dei mwvgmwvwBrāhmaṇa (a partire dal X secolo fino al VII secolo a.C.), commentari mwwasacerdotali dei più antichi mwwqmwwgVeda, il termine mwwwDharma si impone viepiù a significare le azioni corrette che consentono al Cosmo di mantenere il suo ordine.
Così mwxqGianluca Magi:
«Originariamente, nel periodo
vedico
e in particolar modo nei testi sacerdotali chiamati
Brāhmaṇa
- testi in cui domina l'idea per cui il rito sacrificale è il produttore, l'organizzatore e il reggitore dell'ordine cosmico stesso - il termine
Dharma
indica quella norma di armonia perché un universo rimanga in equilibrio e possa reggersi»
(Gianluca Magi. Op. cit.)
Il mantenimento dell'ordine del Cosmo non poteva che riflettersi nel destino dell'individuo che se ne faceva portatore, ovvero nel suo mwyamwyqkarman, ne consegue che progressivamente i due termini vengono a collegarsi fino a che, nel II secolo a.C.
«Infatti l'essere umano che adempie al
Dharma
così come esposto dal canone rivelato e dalla tradizione ottiene fama in questo mondo e incomparabile felicità dopo la morte»
(Manusmṛti (Le leggi di Manu) II,9)
Così William K. Mahony:
«Da questa posizione sacerdotale ed
escatologica
sorge una dimensione normativa del
dharma
nella quale il termine viene a significare la somma totale dei propri obblighi per il cui mezzo ci si "adegua" al mondo naturale e in particolar modo al mondo sociale»
(Op. cit.)
«I nati due volte non devono invitare una vedova ad [avere figli con] un altro uomo, poiché invitandola così essi distruggono il
Dharma
»
(Manusmṛti (Le leggi di Manu) IX, 64)
Quindi rispettare il mwaaDharma diviene il rispetto di una serie di norme che sono alla base dell'universo naturale e di quello sociale il cui ordine va sempre garantito. L'individuo inserito in questo contesto deve accertarsi di rispettare le norme mwaqdharmiche della propria mwagcasta sociale (mwawvarṇa) e del proprio periodo di vita (mwbaāśrama).
Questi insieme di criteri normativi denominati mwbgvarṇāśramadharmacite-ref-5[5] fanno sì che l'mwcwindù di casta mwdabrahmanica sa che il suo compito è quello di compiere i riti per sollecitare la benevolenza dei mwdqmwdgdeva nei confronti dell'intera comunità; lo mwdw mweakṣatriya invece è consapevole del suo compito di amministratore e difensore, così come il mweqvaiśya e lo mwegśūdra nei loro rispettivi ruolicite-ref-cfr-manusm-ti-i-111-118-6-0[6].
Allo stesso modo, a seconda degli stadi della vita, il giovane studente (mwgabrahmacārin) deve impegnarsi a studiare le sacre scritture; divenuto capofamiglia (mwgqgrhastha) deve sostenerla e proteggerla dando continuazione all'intera comunità; trasformatosi in asceta delle foreste (mwggvanaprastha) beneficia la comunità con le sue offerte rituali prima di entrare nella liberazione totale del mwgwsaṃnyāsincite-ref-cfr-manusm-ti-i-111-118-6-1[6].
Accanto al mwiqvarṇāśramadharma, (mwigDharma della propria condizione individuale detto anche mwiwsvadharma) si pone il più generale mwjasādhāraṇadharma (anche mwjqsāmānyadharma), il mwjgDharma degli imperativi morali generali comuni a tutti gli mwjwindù ovvero quelli elencati, ad esempio, nello mwkamwkqArthaśāstra (I,3,13), nel mwkgmwkwManusmṛti o nell'ancora più completo mwlaVāmana Puraṇa che si possono esemplificare nelle regole del tipo 'non uccidere', 'non mentire', 'mantenere la purezza' mwlgetc..
E se in alcune circostanze eccezionali (ad es. calamità naturali) l'intera normativa dharmica può essere sospesa (mwmaāppadharma), come nel caso di un mwmqmwmgbrahmano che assume i compiti di uno mwmw kṣatriya, resta che
«Talora, tuttavia, gli obblighi derivanti dallo
svadharma
contraddicono direttamente gli imperativi del
sādhāraṇadharma
, e una persona che si sforzi di prendere una decisione etica deve scegliere tra esigenze contrapposte»
(William K. Mahony op. cit.)
Così se tradizionalmente la scelta della prevalenza tra gli imperativi etici contraddittori (ad esempio l'uccisione di un nemico in guerra di contro alla proibizione della violenza) viene affidata alla interpretazioni della letteratura vedica e dei suoi commentari (quindi dai mwngmwnwVeda fino al mwoamwoqManusmṛti passando per i mwogPuraṇa e i mwpaKalpasūtra), questi stessi testi prevedono che se le mwpgmwpwShruti (mwqamwqqVeda, mwqg mwqwBrāhmaṇa, mwramwrqĀraṇyaka e mwrg mwrwUpaniṣad) e le mwsamwsqSmriti (i sei mwsgVedāńga, il mwtamwtqMahābhārata, il mwtgRamāyāna e i mwuaPuraṇa) non riescono a risolvere un dilemma la soluzione possa venire offerta da una persona riconosciuta come giusta (mwugsadācāra, da qui il mwuwsadācāradharma) o che si comporta in modo conforme ai mwvaVeda (mwvqsiṣṭācāra da qui il mwvgsiṣṭācāradharma).
Temi di non poco conto nella tradizione indiana che hanno riverberato anche nella legislazione moderna.
Ariel Glucklichcite-ref-7[7] evidenzia come la modalità interpretativa, unitamente alla possibilità dell'mwxgāppadharma e delle regole stabilite per il mwxwKālīyuga (mwyqKālīvarjyas), ha consentito di rovesciare molte norme vediche. Così oggi un giovane di casta mwygmwywbrāhmaṇa può studiare sotto un insegnante di casta mwza kṣatriya o, ad esempio nel passato, la mwzqBengal Satī Regulation del 1829 (che proibì l'immolazione delle mogli sulle pire dei mariti defunti, usanza peraltro contestata da diversi esegeti indiani come non vedica) sono frutto di un profondo dibattito religioso sulla correttezza mwzgdharmica dell'applicazione delle norme della tradizione religiosa.
Il Dharma nel buddismo
Nel mw3wBuddismo, mw4aDharma indica gli insegnamenti del mw4qBuddha, a partire dall'origine del mw4gmw4wduḥkha (la sofferenza), la pratica di tali insegnamenti, la via verso l'mw5aIlluminazione e di conseguenza il Buddismo stesso.
Il Dharma è anche la Legge universale che esprime l'intera realtà stessa e che il Buddismo s'impegna a trasmettere e spiegare.
Il Dharma buddista è simboleggiato da una ruota, il mw5wmw6adharmacakra, ed è il secondo dei mw6qTre gioielli del Buddismo.
Il discorso sul Dharma (mw7asanscrito mw7qdharmyāṃ kathām) è un discorso pubblico tenuto da un maestro buddista, sugli insegnamenti del Buddismo stesso.
Il termine mw7wdharma, sempre nel Buddismo, quando scritto con l'iniziale minuscola, indica anche i diversi fenomeni osservabili, ovvero: tutti gli oggetti conoscibili, quelli della mente, gli oggetti materiali, le regole e le tradizioni religiose e i comportamenti virtuosi.
Il Dharma nel Giainismo
Nella letteratura canonica del mw8wDharmashastra, che elabora i ruoli del dharma nel dettaglio, il termine non rappresenta comunque una legge universale: viene applicato solo agli Ari, in particolar modo ai bramini. Vengono esclusi i mw9amleccha (fuori casta). Esso rappresenta il tradizionale dharma Indu “dell’ordine delle caste e degli stadi della vita”. Tuttavia, il concetto correlato di mw9qkarma tendeva a mitigare la particolarità del dharma. Il karma è sempre, naturalmente, universale: la sua causalità, che lega fondamentalmente l’uomo ai risultati della sua azione, si applica a tutti.
I Buddisti e i Giainisti si appropriarono del termine “dharma” e iniziarono a usarlo secondo le loro necessità; ciò portò inevitabilmente verso una plurità di significati della stessa parola. Ben presto le sette induiste di Vishnu e Shiva prevalsero, dichiarando il loro come l’unico vero “dharma”.
Note
cite-note-11. ↑ mwaqe mwaqm«È abbastanza difficile trovare un'unica parola nell'area dell'Asia meridionale che denoti ciò che in italiano è definito "religione", un termine effettivamente piuttosto vago e dall'ampio raggio semantico. Forse il termine più appropriato potrebbe essere il sanscrito mwaqqdharma, traducibile in diversi modi, tutti pertinenti alle idee e alle pratiche religiose indiane» mwaqu(William K. Mahony. mwaqcInduismo, "Enciclopedia delle Religioni" vol. 9: "Dharma induista". Milano, Jaca Book, 2006, pag.99)
cite-note-22. ↑ mwaqsGianluca Magi precisa tuttavia che il termine mwaqwDharma mwaq0 mwaq8«è più ampio e complesso di quello cristiano di mwarareligione e, dall'altro, meno giuridico delle attuali concezioni occidentali di "dovere" o di "norma", poiché privilegia la consapevolezza e la libertà piuttosto che il concetto di mwarereligio od obbligo» mwari(in mwarmDharma, "Enciclopedia filosofica" vol.3. Milano, Bompiani, 2006, pag. 2786)
cite-note-44. ↑ Ariel Glucklich. mwar0Dharma, in "mwar4Encyclopedia of Religion" vol.4. NY, MacMillan, 2004, pp. 2327 e segg.
cite-note-55. ↑ mwasiViṣṇusmṛti I,48 e mwasmYājñavalkyasmṛti I.1.
cite-note-77. ↑ mwas4op.cit.
Bibliografia
• Austin Creel. mwatiDharma in Hindu Ethics. Calcutta, South Asia Books, 1977. ISBN 978-0-88386-999-4
• Wendy Doniger (a cura di), mwatuLe Leggi di Manu. Milano, Adelphi, 1996.
• Ariel Glucklich. mwatcDharma, in "Encyclopedia of Religion" vol. 4. NY, MacMillan, 2005
• Gianluca Magi. mwatkDharma, "Enciclopedia filosofica" vol. 3. Milano, Bompiani, 2006
• William K. Mahony. mwatsInduismo, "Enciclopedia delle Religioni" vol. 9: "Dharma induista". Milano, Jaca Book, 2006
• Tadeusz Skorupski. mwat0Dharma: Buddhist Dharma and Dharmas "Encyclopedia of Religion" vol. 4. NY, MacMillan, 2005
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-filosofiadharma, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefbritannica-com(EN) dharma / dharma (altra versione) / dharmas, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Dharma, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.